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Mappa degli Antenati

Storia dei cognomi italiani


Le mappe di questo sito mostrano come si sono spostati i cognomi nel corso dei secoli. Per leggerle bene aiuta sapere quando sono nati i cognomi e in quali documenti sono stati registrati, perché sono proprio quei documenti a permetterci, oggi, di ritrovare i nostri antenati.
Dalla Roma antica al Medioevo

In epoca romana gli uomini liberi portavano tre nomi: il praenomen, simile al nostro nome proprio; il nomen, che indicava la famiglia allargata ed era il vero antenato del cognome; il cognomen, nato come soprannome e poi usato per distinguere i diversi rami di una famiglia.
Con la fine dell'Impero questo sistema scomparve. Per secoli le persone furono indicate con un solo nome, accompagnato quando serviva dal nome del padre, dal luogo di provenienza o da un soprannome.

La nascita dei cognomi

Tra il X e il XIII secolo la popolazione crebbe, le città tornarono a fiorire e gli atti dei notai si moltiplicarono. Un solo nome non bastava più a distinguere le persone: i primi a fissare un cognome ereditario furono le famiglie nobili e mercantili, poi l'uso si estese lentamente al resto della popolazione. Ancora nel Quattrocento, nei registri fiscali di molte città, una parte degli abitanti compariva solo con il nome e la paternità.

I cognomi nacquero in quattro modi principali:
- dal nome del padre o del capostipite (Di Francesco, Di Matteo, Martini, Bernardi);
- dal luogo di origine (Lombardi, Piacentini, Genovese, Dal Colle);
- dal mestiere (Ferrari, Fabbri e Ferraro dal fabbro; Barbieri; Sartori; Molinari);
- da un soprannome legato all'aspetto o al carattere (Rossi, Biondi, Bassi, Grassi, Mancini).

Per questo molti cognomi sono nati in più punti d'Italia in modo indipendente: un Ferrari emiliano e un Ferraro campano possono non avere alcun antenato in comune.

Il Concilio di Trento e i registri parrocchiali

Una svolta arrivò con il Concilio di Trento (1545-1563), che impose ai parroci di tenere i registri dei battesimi e dei matrimoni. Il Rituale Romanum del 1614 aggiunse i registri dei morti e gli stati delle anime, veri e propri censimenti delle famiglie della parrocchia. Da allora il cognome venne scritto con regolarità e trasmesso in modo stabile.
I registri parrocchiali sono la fonte principale per chi cerca antenati vissuti tra il Seicento e l'Ottocento. Si consultano negli archivi parrocchiali e diocesani.

Lo stato civile

Con l'arrivo di Napoleone, all'inizio dell'Ottocento, nacque lo stato civile: nascite, matrimoni e morti cominciarono a essere registrati dai comuni. Nel Mezzogiorno i registri sono continui dal 1809, mentre in altri Stati, dopo la Restaurazione, la registrazione tornò per alcuni decenni alle parrocchie. Nel Regno d'Italia lo stato civile divenne uniforme in tutto il Paese dal 1866.
Buona parte di questi registri è conservata negli Archivi di Stato e molti sono consultabili gratuitamente online sul Portale Antenati del Ministero della Cultura.

Liste di leva e censimenti

Dopo l'Unità, ogni comune compilava ogni anno le liste di leva dei giovani maschi della stessa classe di nascita, con nome, cognome, paternità e spesso professione e connotati. Sono una fonte preziosa perché coprono quasi tutta la popolazione maschile. Nello stesso periodo iniziarono i censimenti nazionali, il primo dei quali si tenne nel 1861.

Il cognome oggi

Oggi, per la legge italiana, la moglie conserva il proprio cognome anche dopo il matrimonio. Dal 2022, dopo una sentenza della Corte costituzionale, i figli ricevono i cognomi di entrambi i genitori, nell'ordine che i genitori concordano, salvo che si accordino per attribuirne uno solo. Le mappe dei prossimi decenni racconteranno anche questo cambiamento.

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